Gian Marco Saolini, da troll a coscienza del web

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Gian Marco Saolini

Gian Marco saolini

Chi è uno sfottitore? Si tratta di una figura presente in molti bar. Uno di quelli che, davanti ad una birra o un caffè, sa quale argomenti scegliere per sollecitare la suscettibilità di certi avventori, facendoli incazzare di brutto.

Declinato su internet, il ruolo di sfottitore è ricoperto dal troll. Non è mica facile essere un troll. Bisogna avere una particolare sensibilità, un talento per muovere quelle corde in grado di far inalberare grafici e tifosi, dj e politici, giornalisti e vegani, onnivori e razzisti, buonisti e femministe. E chi più ne ha, più ne metta.

Gian Marco Saolini in questo è un vero e proprio colosso. Esempi? Attraverso il suo il Corriere del Corsaro ha mandato in pasto al web che parlano di poliziotti che cercano di spezzare il collo ai rifugiati, McGregor che in realtà ha vinto contro Mayweather ai punti, immigrati che protestano contro la mancata corresponsione dei 35 euro quotidiani e dell’iPhone etc. Poco importa che sul sito sia presente un disclaimer il quale avverte come il corriere del corsaro sia un diffusore di news satiriche. Niente da fare. Sono sempre tanti quelli che ci cascano.

Trappole in cui, in genere, finiscono razzisti, omofobi, odiatori seriali, i quali quasi non vedono l’ora di condividere (fake) news che vanno incontro alle proprie teorie. “Guardate, guardate cosa combinano questi brutti negri”, “Prima gli italiani” e così via. Ma non solo. Perché a cadere, spesso, ci sono anche giornalisti che, ingenuamente (ma anche calpestando una delle regole numero uno del mestiere, ovvero quella della verifica delle fonti), riprendono le simpatiche fandonie di Gian Marco credendole, e di conseguenza spacciandole, per vere.

Non ne parliamo, poi, di ciò che accade su una delle sue pagine Facebook. Quella in cui Gian Marco pubblica video nei quali, di volta in volta, si trasforma in ultras juventino che invita a non dare fastidio a Bonucci per il clamoroso trasferimento dai bianconeri al Milan, in vegano fustigatore di onnivori, nel misterioso rapper Liberato, in utente che si lamenta dei grafici ladri, in avventore di discoteche che sottolinea come quello del dj mica è un lavoro.

 

Provate a dare un’occhiata ai commenti. Zeppi di cyberbulli incazzati con il camaleontico Saolini, il quale, à la Nietzsche, non fa altro che svelare una nuova tragedia della modernità. Quella che vede protagonista un esercito che usa quegli stessi nuovi strumenti tecnici che quotidianamente lo travolgono.

A questi livelli, insomma, un troll diventa quasi un sociologo del web. Ma lasciamo la parola a Gian Marco.

Come nasce la tua “carriera” di troll? E’ possibile che affondi le radici in scuole di recitazione o sei autodidatta? Te lo chiedo perché a volte nei vari video ricordi il miglior Gigi Proietti di Febbre da Cavallo, quello che indossa indifferentemente i panni del vigile del whisky maschio, così come quelli dell’indossatore e del sociologo che parla di masse per bypassare defaillance sessuali.

Innanzitutto grazie per l’accostamento a Gigi Proietti, ne sono onorato. C’è alla base una passione per la recitazione e l’interpretazione di personaggi, ma non di natura “professionale-didattica”. Fin da piccolo sono sempre stato un appassionato di Giochi di Ruolo (Dungeons and Dragons, Vampiri The Masquerade) questo mi ha sempre spinto a vestire i panni di diversi personaggi, essendo poi stato per molti anni “Master” di D&D dovevo calarmi in parti diverse ogni volta, questo credo abbia dato una grande mano alla mia “fantasia”.

In quale modo individui il target da intercettare e perculare? Scegliendo peraltro in maniera perfetta, di volta in volta, stile e linguaggio differenti. (In tal senso credo che uno dei capolavori sia il Gian Marco che si lamenta dei grafici, più in generale penso che tra le tue abilità ci sia quella di solleticare una volta chi stigmatizza un determinato evento o fenomeno, un’altra gli entusiasti che lo promuovono e sbandierano).

Creare video e troll basandosi su “Trend” è sicuramente più facile che crearne di nuovi. Allo stesso tempo però, crearli i Trend è molto più gratificante (vedi video “Grafici” o quello sui “DJ”).

In questi casi non vado a prendere un argomento già popolare (come può essere quello della direttrice di Banca Intesa, Saluta Andonio, Blue Whale ecc.) ma scelgo un bersaglio il più delle volte con “la coda di paglia”.
I più perspicaci ovviamente capiranno che i miei video non sono reali attacchi alla categoria e al contrario possono solo che fare del bene, poiché scherzo e giro il dito nella piaga sui tasti sensibili e sulle problematiche con le quali spesso si trovano a dover combattere nella vita reale.
Il divertimento della mia attività però sta proprio nel fare da “calamita” di cyberbullismo, più attacchi ricevo e più il mio prodotto ha colpito nel segno.

Com’è possibile che tanti utenti caschino nelle tue trappole? E’ possibile che alla base, insieme ad una certa ingenuità, ci sia più ‘semplicemente’ odio. Ovvero: non si vede l’ora di trovare una notizia che confermi le proprie teorie… e così via alla condivisione della notizia del ‘negro’ che protesta perché non gli hanno dato 35 euro e l’iphone che gli spetta di diritto, senza nemmeno verificare le fonti.

 “Haters gonna hate” su questo non ci piove. Le persone sono superficiali, non indagano, non verificano le fonti, l’ho dimostrato più volte con i personaggi che interpreto nella mia “Accademia dei Troll”.

Anche sulla mia pagina Pubblica “Gian Marco Saolini” nonostante basterebbero 5 minuti di navigazione sulla mia pagina per rendersi conto di quello che faccio, la gente se ne frega e si limita a guardare il determinato video che li attacca o li fa indignare.
L’importante è odiare e avere un nemico da schernire, il resto non conta. Questa è la regola del Social Network in Italia.

Il ruolo di internet nell’orientamento delle masse: secondo te è divenuto centrale oppure il primato, in tal senso, ce l’ha un mezzo più tradizionale come la tv?

 È assolutamente divenuto centrale, oserei dire al pari della TV, e sicuramente destinato a soppiantarla.

Personalmente credo che “ippopolodelwebbe” abbia bisogno di essere “educato” a riconoscere fake news, non di nuove leggi. Cosa pensi in merito? Credi che la tua “opera”, in tal senso, stia dando buoni frutti?

C’è bisogno di EDUCAZIONE e non di CENSURA. A tal proposito ho lanciato un progetto, “Utente Attivo” in cui spiego il mio pensiero riguardo il rapporto ideale tra Stato e Internet.

Come ti immagini l’utente medio di internet da qui a dieci anni? Più scafato o ancora troppo boccalone?

Tra dieci anni probabilmente avremo la realtà virtuale, invece dello Smartphone staremo sui Social con dei Caschi che riprodurranno la nostra persona virtualmente.
Idee futuristiche a parte, mi auguro che lo Stato si ponga come obbiettivo quello di educare le persone trasformandole in “Utenti Attivi”.

Il nostro Paese è popolato di boccaloni né più e né meno di altri oppure esiste un caso Italia dai tratti specifici? Se sì, quali?

“Tutto il mondo è paese” i boccaloni non sono un’esclusiva Italiana, ogni Nazione, chi più chi meno, hai i suoi. Noi rispetto magari agli Stati Uniti stiamo leggermente indietro, ovvero, abbiamo approcciato più tardi al mondo dei Social e stiamo in ritardo sia a livello lavorativo (ci sono figure professionali che operano nel web da diversi anni negli States che ancora ad oggi in Italia sono quasi sconosciute e addirittura non adeguatamente regolamentate fiscalmente parlando) sia a livello culturale.

 Esistono categorie (uomini/donne; anziani/giovani; laureati o non) più soggette ad incespicare nelle fake?

Gli over 40 sono i bersagli più sensibili, si sono ritrovati catapultati in un mondo che almeno per i giovani è arrivato “gradualmente”, o comunque ci sono nati.
Per questo motivo credo che lo Stato debba informare ed educare il Popolo all’utilizzo del Web dai 0 ai 100, nelle scuole, nelle università, nei posti di lavoro e in Televisione.
Il titolo di studio non c’entra nulla. Il ceto sociale idem. Quello che manca a molti è la comprensione del testo, il saper interpretare un video, la semiotica, la percezione del vero, il saper distinguere ironia e satira dalla realtà.

Giuseppe Catino
Giuseppe Catino
Nato a Salerno, ha studiato sociologia presso la locale Università degli studi. Esperto di media e comunicazione, ha collaborato per diversi quotidiani locali per poi ‘trasferirsi’ sul web. Dal 2006 ha lavorato per Populis, World Global Network, Pearch Digital, Html ricoprendo il ruolo di SEO Copywriter e Social Media Manager. Appassionato di scrittura creativa, nel 2016 ha pubblicato la raccolta di racconti “Ciambotta”.

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