Fertility day: una campagna partorita male

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Il Fertility Day e la difesa della razza
23 settembre 2016
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Immaginate un gerarca fascista spirato agli inizi degli anni ’40 e resuscitato in questi giorni. È probabile che urlerebbe un paio di Eja Eja Alalà per festeggiare il ritorno in vita e per aver notato l’immobilità della Storia, fatto, evidentemente suggeritogli dalla campagna da ventennio del Ministero della Salute per promuovere il Fertility Day.

Se è innegabile che il problema esista (il tasso di natalità dell’Italia è il 192esimo al mondo, ultimo dell’area Ue, con 8.18 nati ogni 100 abitanti) è pure vero che la questione non possa essere trattata in maniera tanto becera.

Al di là delle ragioni di tipo economico (no lavoro —-> no soldi —- >>> no figli) la campagna del Ministero della Salute ha, a nostro avviso, tre limiti.
Non informa. Perché non suggerisce, tanto per dirne una, i metodi per riconoscere l’infertilità e combatterla.
Non fa riflettere. Perché la mente è offuscata da una feroce incazzatura. Immaginiamo una donna che disperatamente sta cercando di avere un figlio che non arriva, come si sarà sentita davanti ad una clessidra che segna il countdown verso l’infertilità. Tic tac. Tic tac. Tic tac.
Non stigmatizza. Perché la campagna non scredita coloro che non possono o non vogliono avere figli. No. Li prende direttamente per il culo.

E qui un altro punto. La campagna dimentica che ‘i tempi di Pappagone’, sono alla nostre spalle. In una società individualizzata, la scelta di fare o meno figli è, oggi più di ieri, personale. Non può essere dettata da uno Stato che si comporta da genitore iperapprensivo.

Se proprio si vuole incoraggiare la natalità, magari il ministero della salute avrebbe potuto pensare ad un benchmark, attraverso il quale si sarebbe potuto prendere ispirazione dalla campagna danese il cui senso era un po’: scopate di più, avrete maggiori possibilità di procreare.

E invece abbiamo l’impressione che Lorenzin&co. Abbiano preso spunto da una campagna pubblicitaria di Villa Samantha (vedi film 7 chili in 7 giorni).

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Il camerata resuscitato, intanto, spera nella tassa sul celibato. O, quantomeno, in un aumento del prezzo dei preservativi.

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Giuseppe Catino
Giuseppe Catino
Nato a Salerno, ha studiato sociologia presso la locale Università degli studi. Esperto di media e comunicazione, ha collaborato per diversi quotidiani locali per poi ‘trasferirsi’ sul web. Dal 2006 ha lavorato per Populis, World Global Network, Pearch Digital, Html ricoprendo il ruolo di SEO Copywriter e Social Media Manager. Appassionato di scrittura creativa, nel 2016 ha pubblicato la raccolta di racconti “Ciambotta”.

3 Comments

  1. | Web Lovers scrive:

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