Poletti, quando la comunicazione politica fa flop

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C’è poco da fare. Il caffè mattutino con i colleghi di Web Lovers è sempre fonte di ispirazione. Oggi si parlava delle contraddizioni della comunicazione politica a fronte della intemerata del signor Poletti, che a quanto pare poco rimpiange i nostri giovincelli costretti a scappare all’estero.
(Intemerata. Il termine è ovviamente un eufemismo perché noi di Web Lovers siamo educati e preferiamo non usare parolacce che più calzerebbero al proposito della invereconda cazzata, puttanata, stronzata sparata dal signor ministro).

Ma andiamo avanti.
Possibile che personaggi così politicamente in vista siano lasciati andare a briglia sciolta, in bilico sul disastro comunicativo? Perché Poletti non ha qualcuno che, proprio mentre sta per dire una idiozia, gli tiri uno scappellotto?
La politica è contraddittoria (anche) sotto questo aspetto. Una ambiguità che emerge da un corto di circuito. All’interno dello stesso schieramento, c’è chi si circonda di guru , immaginiamo pure profumatamente pagati come il buon Jim Messina (alla plancia di comando della comunicazione renziana, schiantatasi contro un gigantesco No in occasione del referendum) che suggeriscono strategie, modelli, linguaggi e costruzione del personaggio e chi viene fatto andare per fatti suoi, così, a sparare minchiate. Eppure parliamo di un Ministro della Repubblica, mica di un consigliere comunale qualsiasi.

L’immagine dell’ex premier viene (è stata) curata in modo tale da farlo passare (anche in maniera un po’ pacchiana) per un hipster solo privo di barba. Apple computer in bella mostra, attesa dei risultati elettorali ammazzata a botta di partite alla play station, uso calcolato di espressioni appartenenti a subculture giovanili.

E poi arriva un Poletti. Un Padoa-Schioppa buonanima (quello dei bamboccioni). Una Fornero (insieme ai giovani choosy).
Certo che la democrazia, da alcune uscite, ne ha solo da guadagnarci. I politici vengono fuori così come sono, lontani dall’ipocrisia, e gli elettori agiscono di conseguenza. Ok. Ma scegliere qualcuno che, prima di lasciarsi andare a determinate dichiarazioni, suggerisca di attivare il cervello? Costa troppo?

Non crediamo. Però può darsi che siamo di fronte ad una enorme trollata. E allora dobbiamo restare tutti muti. Ed Ermes Maiolica lì, ad imparare.

Giuseppe Catino
Giuseppe Catino
Nato a Salerno, ha studiato sociologia presso la locale Università degli studi. Esperto di media e comunicazione, ha collaborato per diversi quotidiani locali per poi ‘trasferirsi’ sul web. Dal 2006 ha lavorato per Populis, World Global Network, Pearch Digital, Html ricoprendo il ruolo di SEO Copywriter e Social Media Manager. Appassionato di scrittura creativa, nel 2016 ha pubblicato la raccolta di racconti “Ciambotta”.

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