Cos’è un lovemark? La lezione di Tim

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Differenza tra trademark e lovemark

cos'è un lovemark

Avviso. Parlo di cos’è un lovemark e di cosa lo distingue da un trademark ispirato dai cinque minuti dell’ultima edizione del festival di Sanremo che ho avuto modo, e soprattutto voglia, di vedere. Ps, dei cinque minuti, due erano di botulino, tre di spot.

Qual è la differenza tra un lovemark e un trademark

Ciò che distingue un trademark da un lovemark è l’amore.

Il matrimonio fra un cliente ed un brand “normale”, un trademark, è basato sulla razionalità. Sull’interesse di un individuo che guarda ad un vantaggio. Pensiamo al cliente di una compagnia telefonica, la TeLeSuono, che per 10 € al mese ha disposizione minuti e sms gratis con settordicimila giga di navigazione.

Egli sarà felicissimo e pensa che non tradirà mai quel gestore. Fin quando, un giorno, qualcuno non gli sussura all’orecchio: “Guarda che se passi alla compagnia telefonica CefFone avrai gli stessi minuti, sms e giga spendendo solo 5 € al mese”. Molto probabilmente il nostro non ci penserà su due volte e penserà a salvaguardare il portafogli, accettando il rischio di essere stalkerato dalla TeLesuono che gli proporrà in tutti i modi di ritornare in ginocchio da lei (e qui il riferimento musicale ci sta tutto visto l’incipit) .

Un lovemark punta a evitare questo processo. In che modo? Cercando clienti che sposino una visione, non un’offerta. Che accettino un matrimonio per sentimento, non per interesse.

Basti pensare alla Apple, alla Nike, all’Adidas. Le loro campagne propongono offerte? Qualcuno ha mai ascoltato i signori del brand dalle tre strisce fare un discorso del tipo: “Acquistate le nostre scarpe perché costano meno dalla concorrenza”?

No. Perché il messaggio punta al cuore, non al portafogli del ricevente. Si tratta di un compito difficile, ma che ha un enorme vantaggio. La fidelizzazione di un cliente che avrà per quel brand dei sentimenti forti quasi quanto quello di un tifoso per una squadra di calcio e che per questo non si sognerà mai di passare ad un’azienda competitor.

Il caso Tim

Non a caso ho citato l’esempio di una compagnia telefonica. Sì, perché lo spot che ho guardato nei cinque minuti di festivàl era di Tim. La compagnia telefonica stavolta evita di tediarci con la signora Mazzini e ci racconta una bella storia. Cornetta, gettone, smartphone. Il tempo passa, ma siamo da sempre al tuo fianco. Il tutto condito da una bella versione di “Io che amo solo te”. Insomma, una dedica d’amore ai clienti: continuate a restare con noi. Non ci tradite perché noi non lo faremo mai.

Bravi.

Ps. Nessun timpano è stato massacrato dalle canzoni di Sanremo durante la stesura di questo post.

Giuseppe Catino
Giuseppe Catino
Nato a Salerno, ha studiato sociologia presso la locale Università degli studi. Esperto di media e comunicazione, ha collaborato per diversi quotidiani locali per poi ‘trasferirsi’ sul web. Dal 2006 ha lavorato per Populis, World Global Network, Pearch Digital, Html ricoprendo il ruolo di SEO Copywriter e Social Media Manager. Appassionato di scrittura creativa, nel 2016 ha pubblicato la raccolta di racconti “Ciambotta”.

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