Kobe et amo

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“Odi et amo” diceva Catullo nel suo carme più noto e più struggente.

Il medesimo sentimento l’hanno vissuto milioni di tifosi di basket negli Stati Uniti e nel mondo intero.

Ieri, a Los Angeles, in un clima hollywoodiano, ha dato il suo addio alla palla a spicchi uno dei più grandi campioni di tutti i tempi: “Black Mamba” Kobe Briant.

Non parleremo dell’incredibile sfilata di star alla sua ultima sul rettangolo di gioco. Star da tutto il mondo, Alex Del Piero, David Beckham, Jack Nicholson, Jay Z e tanti altri.

Non parleremo di Flea dei Red Hot Chili Peppers che ha eseguito una straordinaria versione dell’inno americano con il suo basso.

Non parleremo nemmeno della sua carriera stellare: (cito da La Gazzetta) “20 anni di Nba per tutti, non solo per i tifosi dei Lakers. Se ne va con addosso l’unica maglia NBA che si sia mai messo. Se ne va con 5 anelli e 18 convocazioni all’All Star Game, due premi di mvp delle Finals e uno da migliore della stagione.”

Ieri è stata una festa di sport e showbiz allo stato puro.

Diritti venduti a prezzi esorbitanti alle TV di tutto il mondo, stadio tutto esaurito e fan in delirio per l’ultima partita di Kobe. Una partita da copione. Perfetta. Con ben 60 punti messi a segno dalla stella dei Lakers.

Lacrime sugli spalti e da casa, con l’hashtag #MambaDay divenuto in poche ore trend topic su Twitter.

Ma quello che abbiamo più amato, di tutta la serata è stato lo spot che Nike ha realizzato per (e con) il suo testimonial più noto. Una perfetta sintesi della serata e della carriera di Bryant.

Da giocatore è stato amato dai suoi fan ed odiato dai tifosi avversari. Un odio storico che si è inevitabilmente tramutato in amore. Senza di lui non sarà più la stessa cosa.

Francesco Gaetano Caolo
Francesco Gaetano Caolo
Web marketer, esperto SEM e Social Media, copywiter e -ormai a tempo perso- giornalista. Cerco di non rimanere mai senza parole per non rimanere senza lavoro. Amo l’internet perché è vera vita e non second life.

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